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Compromesso e rogito: differenze e cosa sapere

Admin Admin
7 min di lettura

Stai comprando casa? Allora devi conoscere questi due passaggi chiave

Hai trovato la casa dei tuoi sogni, hai trattato il prezzo e adesso il venditore ti dice: «Facciamo il compromesso?». E tu annuisci, sorridi, ma dentro ti chiedi: «Aspetta, ma il compromesso è vincolante? E il rogito quando arriva? Sono la stessa cosa?»

Tranquillo: succede praticamente a tutti. Il processo di acquisto di un immobile in Italia ha una sua logica ben precisa, ma non è sempre spiegata chiaramente. In questo articolo ti racconto tutto quello che devi sapere su compromesso e rogito: cosa sono, come si differenziano, cosa rischi se le cose vanno storte e come tutelarti al meglio.

Pronto? Si parte.

Il compromesso: il contratto che «blocca» la compravendita

Il compromesso — il cui nome tecnico è contratto preliminare di compravendita — è un accordo scritto tra chi vende e chi compra. In pratica, entrambe le parti si impegnano formalmente a portare a termine la compravendita a una data futura e alle condizioni stabilite nel documento.

Pensa al compromesso come a una promessa molto seria. Non stai ancora comprando casa: stai dicendo «mi impegno a comprarla, e tu ti impegni a vendermela». (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)

Cosa contiene un compromesso?

  • I dati identificativi di venditore e acquirente
  • La descrizione precisa dell’immobile (indirizzo, dati catastali, metratura)
  • Il prezzo concordato e le modalità di pagamento
  • L’importo della caparra (di solito tra il 10% e il 20% del prezzo) (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)
  • La data entro cui si dovrà firmare il rogito
  • Le condizioni sospensive o risolutive (ad esempio: «solo se ottengo il mutuo»)
  • Lo stato dell’immobile e la conformità urbanistica e catastale

La caparra: confirmatoria o penitenziale?

Questo è un punto su cui molti fanno confusione. Esistono due tipi di caparra:

  • Caparra confirmatoria: è quella più usata nelle compravendite immobiliari. Se sei tu ad andare in default (cioè non vuoi più comprare), perdi la caparra. Se è il venditore a tirarsi indietro, ti deve restituire il doppio della caparra versata. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)
  • Caparra penitenziale: funziona diversamente — prevede solo il diritto di recesso pagando la penale, senza possibilità di chiedere ulteriori danni. È meno usata ma esiste.

Esempio pratico: stai comprando un appartamento a 250.000 euro e versi una caparra confirmatoria di 25.000 euro (il 10%). Se il venditore cambia idea e vende a qualcun altro, ti deve 50.000 euro. Non male come tutela, vero?

Il compromesso va registrato? E dal notaio?

Qui attenzione: il compromesso deve essere registrato all’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla firma se è firmato tra privati (o 30 giorni se stipulato da notaio). La registrazione ha un costo che dipende dall’importo della caparra e dal prezzo: ti consigliamo di verificare le aliquote aggiornate direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. (Fonte: Agenzia delle Entrate)

Non è obbligatorio farlo dal notaio, ma è fortemente consigliato soprattutto se l’immobile è di valore elevato o se la situazione è complessa. Il notaio può fare anche la trascrizione del preliminare nei registri immobiliari: questo ti protegge in caso di ipoteche, pignoramenti o altri vincoli che dovessero comparire sul bene prima del rogito. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)

Il rogito: quando diventi (finalmente) proprietario

Il rogito — tecnicamente atto pubblico di compravendita — è il momento in cui la proprietà dell’immobile passa ufficialmente dal venditore all’acquirente. È un atto notarile: senza notaio, non esiste rogito valido. Punto.

Il notaio in questo contesto ha un ruolo centrale: verifica che tutto sia in ordine (ipoteche, conformità catastale e urbanistica, titolo di proprietà del venditore), redige l’atto, lo legge alle parti, raccoglie le firme e poi lo registra e trascrive nei registri pubblici. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)

Cosa succede il giorno del rogito?

Il giorno del rogito è piuttosto emozionante, soprattutto la prima volta. Ecco cosa ti aspetta:

  • Ci si ritrova tutti nello studio del notaio (acquirente, venditore e spesso anche l’agente immobiliare)
  • Il notaio legge l’atto ad alta voce — sì, tutto l’atto — e risponde alle domande delle parti
  • Si salda il prezzo restante (al netto della caparra già versata), di solito tramite assegno circolare o bonifico
  • Si firmano le pagine dell’atto
  • Si consegnano le chiavi
  • Da quel momento sei il proprietario legale dell’immobile

Il notaio poi si occupa di registrare l’atto all’Agenzia delle Entrate e di trascriverlo nei Registri Immobiliari, rendendo la tua proprietà opponibile a tutti. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)

Quanto costa il rogito?

Le spese del rogito comprendono:

  • Onorario del notaio: variabile in base al valore dell’immobile e alla complessità dell’atto. Orientativamente può oscillare tra i 1.500 e i 3.500 euro (o più) per un appartamento di valore medio. Chiedi sempre un preventivo scritto. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)
  • Imposte: dipendono dal tipo di acquisto (prima o seconda casa, acquisto da privato o da impresa). Per l’acquisto della prima casa da privato si applicano imposta di registro, ipotecaria e catastale con agevolazioni specifiche. Ti consigliamo di verificare le aliquote aggiornate al 2026 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, perché possono variare. (Fonte: Agenzia delle Entrate)

Le differenze principali: un confronto pratico

Ricapitoliamo le differenze fondamentali tra i due atti in modo chiaro:

  • Natura giuridica: il compromesso è un contratto preliminare (un impegno); il rogito è l’atto definitivo (il trasferimento reale della proprietà).
  • Chi lo redige: il compromesso può essere redatto anche tra privati (meglio con un agente o un legale); il rogito richiede obbligatoriamente un notaio.
  • Effetti sulla proprietà: firmando il compromesso non sei ancora proprietario; dopo il rogito lo sei a tutti gli effetti.
  • Tempistiche: tra compromesso e rogito passano solitamente dai 2 ai 6 mesi, il tempo per ottenere il mutuo, fare i controlli sull’immobile e organizzare il tutto. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)
  • Costi del compromesso e del rogito: il costo del compromesso (contratto preliminare di compravendita) è generalmente più contenuto e varia da poche centinaia di euro per una scrittura privata fino a circa 800–1.000 euro se stipulato dal notaio; possono inoltre aggiungersi ulteriori spese in caso di trascrizione nei registri immobiliari. Il rogito notarile, invece, comporta costi più elevati legati a imposte e onorario del notaio.

Si può fare il rogito diretto senza compromesso?

Sì, tecnicamente è possibile. Se venditore e acquirente sono d’accordo su tutto, il mutuo è già pronto e non ci sono questioni da risolvere, si può andare direttamente al rogito. In pratica però è abbastanza raro, soprattutto quando di mezzo c’è un mutuo: le banche hanno bisogno dei loro tempi istruttori e il compromesso serve spesso proprio a «congelare» la situazione mentre la pratica è in corso.

I rischi da evitare: gli errori più comuni

In anni di operazioni immobiliari, certi errori tornano sempre. Te li spieghiamo noi, così non li fai anche tu:

1. Firmare un compromesso senza verificare l’immobile

Prima di firmare qualsiasi documento, assicurati che l’immobile sia in regola dal punto di vista catastale e urbanistico. Una planimetria non aggiornata, un abuso edilizio non sanato o una difformità catastale possono bloccare il rogito o costarti cara. Fatti aiutare da un tecnico (geometra o architetto) per una visura approfondita.

2. Non inserire la clausola sospensiva per il mutuo

Se stai chiedendo un mutuo, inserisci nel compromesso una clausola sospensiva che lega la validità del contratto all’ottenimento del finanziamento. Senza questa clausola, se la banca ti nega il mutuo, rischi di perdere la caparra.

3. Versare caparre altissime senza tutele

Più alta è la caparra, maggiore è il rischio in caso di problemi. Valuta bene l’importo e, soprattutto, fai trascrivere il preliminare dal notaio per proteggerti da eventuali ipoteche o pignoramenti successivi. (Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato)

4. Scegliere il notaio solo in base al prezzo

Il notaio lo sceglie (e lo paga) solitamente l’acquirente. Non sceglierlo solo perché costa meno: sceglilo perché ti ispira fiducia, è disponibile a spiegare e fa i controlli con attenzione. Un buon notaio è il tuo miglior alleato in questa operazione.

Fonti e approfondimenti

⚠️ Nota importante
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente orientativo e informativo.
La normativa fiscale e immobiliare italiana è soggetta a frequenti aggiornamenti.
Prima di prendere decisioni economiche o legali, ti consigliamo sempre di consultare
un notaio, un commercialista o un consulente immobiliare qualificato.

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